L’ago

Non e’ uno strumento qualsiasi o quanto meno un semplice “spillo” come si potrebbe pensare.

Innanzitutto una precisazione: I moderni aghi per agopuntura sono monouso e vengono gettati dopo una sola applicazione. Si compongono di un corpo e di un manico: il corpo e’ in acciaio extraduro elastico (per evitare qualsiasi rischio di rottura interna alla cute), molto sottile (qualche decimo di millimetro) e dotato di una punta estremamente affilata. Il manico e’ costituito da un avvolgimento di filo metallico saldato che

ricopre quasi la meta’ della lunghezza totale del corpo: puo’ essere costituito da vari metalli, l’importante che sia un metallo diverso da quello del corpo. Si usano normalmente ottone, rame, metalli argentati o leghe varie, ma sempre diversi dall’acciaio che e’ invece la parte che penetra effettivamente nel corpo.

Gli aghi sono di dimensioni diverse a seconda del loro impiego specifico.

Uno strumento cosi’ costruito e’ sede di una serie di fenomeni fisici:

Bimetallismo: due metalli diversi posti a stretto contatto tra loro generano un passaggio di corrente; l’ago puo’ essere dunque considerato un elettrodo.

Effetto termico: la parte dell’ago che rimane all’esterno della pelle e’ piu’ fredda (20-22 gradi) di quella infissa all’interno, che ovviamente e’ a temperatura corporea (37 gradi circa); si stabilisce dunque una sorta di microflusso costante di calore dall’interno verso l’esterno, facilitato dal fatto che l’impugnatura dell’ago, normalmente avvolta a spirale, funge da “radiatore” che dissipa nell’aria il calore proveniente da quel punto specifico del corpo in cui e’ infisso.

Come abbiamo visto precedentemente gli organi (o le funzioni) interne del nostro corpo trasmettono segnali elettrici verso la superficie, cioe’ verso la pelle; se un organo (o una funzione vitale) e’ perturbato a causa di uno squilibrio dovuto, ad esempio, ad una patologia, trasmettera’ uno squilibrio elettrico in superficie: il punto dunque che, come detto, si trovera’ su uno specifico meridiano, sara’ la “porta di uscita” per tale patologia o squilibrio.

A questo punto, intervenendo mediante l’infissione in tale punto di aghi adatti si agisce al contrario e cioe’ si inviano attraverso tale “porta” delle informazioni elettriche in controcorrente e cioe’ dalla pelle verso uno specifico organo. In altre parole: si invia una segnale elettrico (o calorico, come vedremo dopo) atto a modificare i flussi energetici emessi dalle strutture malate per ripristinare l’equilibrio e ricostituire lo stato “normale”.

Per aumentare il flusso e l’efficacia di tale “trasmissione al contrario” verso uno specifico organo o funzione, gli specialisti cinesi possono anche ricorrere ad appositi elettrostimolatori applicati ad alcuni degli aghi infissi o a riscaldamenti locali, sempre tramite l’ago infisso o semplicemente avvicinando una fonte di calore ad un punto di agopuntura.

Come fonte di calore la piu’ usata in medicina tradizionale cinese e’ la cosiddetta candela moxa: e’ costituita da una una particolare erba (Artemisia) la cui combustione genera un calore dolce e costante che viene appunto diretto su specifici punti del corpo.

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